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Il nebbiolo di Dronero


 

È importante, per Noi, porre particolare attenzione ai vini rari ed in via di estinzione della fascia prealpina e pedemontana, quali il Nebbiolo di Dronero (Drôné ).

A Dronero si hanno notizie certe di detta coltivazione già dal 1300.
Tra i documenti più antichi siamo in possesso di un testamento del 1399 conservato nell’archivio della Chiesa della Confraternita di Dronero, che lega a tale ente appunto un vigneto posto tra Villar S. Costanzo e Dronero, ed uno del 1268 che menziona un "Nebiolius" (Giovanni Rovera:"Una selva… 1981). Può essere interessante il fatto che gli statuti comunali di Dronero del 1746 tra i loro articoli abbiano numerose rubriche riguardanti la coltivazione della vite e la produzione del vino, per disciplinare la coltivazione, la produzione e la vendita. In particolare nella "collatio 7" viene fatto divieto di introdurre in Dronero e nel suo territorio vino ed uva da vino provenienti da fuori i confini comunali, segno che la produzione locale era elevata e sufficiente per il consumo interno. Inoltre gli abitanti della Valle Maira dovevano acquistare vino esclusivamente in Dronero.



UBICAZIONE DEI VIGNETI: Villar S.Costanzo:Fraz.ne Artesio—S. Caterina Dronero: Zona Rella e Lauretta—zona bassa del Picco

ESTENSIONE DEI VIGNETI: 10 ettari (25 giornate piemontesi circa)

Per quanto riguarda le pratiche colturali in vigneto, il sistema di allegamento è a controspalliera; per quanto riguarda la potatura si tratta di un guyot, con carica di gemme ridotta (8-10 max) per limitare la produzione a vantaggio della qualità.

La vinificazione è quella tradizionale, con macerazioni lunghe e lieve invecchiamento del prodotto (almeno di alcuni mesi) in botte per affinare ed amalgamare le caratteristiche.

 Trovandoci in un ambiente non facile, caratterizzato da forti contrasti termici, si applicano ancora antiche regole trasmesse attraverso le generazioni, soprattutto per quanto riguarda le operazioni di potatura e legatura (l’archetto è abbastanza accentuato per effettuare una sorta di forzatura) e di potatura verde, che prevede una cimatura abbastanza drastica.
Le altre varietà locali hanno avuto meno diffusione e sono meno note: uva D’Antom. Montanera. Nebbiolo Pirulè. Successivamente agli attacchi filosserici manifestatisi in queste zone 20-30 anni dopo rispetto alle Langhe e Monferrato, sono state introdotte varietà di larga diffusione quali la Barbera. Queste coltivazioni locali sono piuttosto rustiche, poco sensibili alle crittogame e resistenti alla muffa grigia e al marciume. Grazie a queste caratteristiche, unitamente al clima relativamente secco, richiedono pochi trattamenti antiparassitari, tradizionalmente a base di rame e zolfo. Per questo aspetto importante la viticoltura locale si potrebbe definire pressochè biologica. La miscela di queste varietà in connubio col clima e terreno di queste zone danno origine ad un prodotto particolare e singolare, un tipico vino di montagna il quale, soprattutto in annate favorevoli, presenta notevoli caratteristiche di bouquet e di aroma inconfondibili.